“Vi è un silenzio di chiusura, un silenzio di riservatezza, un silenzio di mortificazione, un silenzio di minaccia, un silenzio di collera, un silenzio di rancore. Ma c’è anche il silenzio dell’accettazione, un silenzio della promessa, un silenzio che porta il peso di tutti i ricordi senza evocarne nessuno, un silenzio che prende in esame tutte le possibilità senza preferirne una. C’è il silenzio pesante che mi opprime in tal modo che la più piccola parola sarebbe per me una liberazione, c’è un silenzio fragile di cui temo la rottura, c’è un silenzio in cui ringhia un’ostilità irritata dal non trovare mezzi abbastanza forti per manifestarsi, c’è un silenzio dell’amicizia piena, felice di aver superato tutte le parole e di averle rese inutili. C’è il silenzio dell’ammirazione e quello del disprezzo, talora il silenzio mi fa sentire il peso del corpo come un fardello che non posso sollevare; talora invece sembra abolirlo come se fosse divenuto uno spirito puro. C’è un silenzio che si origina ora dall’indiffirenza ora dal partito preso. E’ un rifiuto a socializzare con un altro essere o, e ciò è ancor più grave, una certa incapacità di farlo.” (Lavelle)
C”è il silenzio di Aiace, specchio di un’indignazione non tramutabile in parola, e poi c’è il mio.

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