Nei fasti delle feste grossi fusti di vino foste grati d’assaggiar…
Questo è il tempo e non lo è nessun altro, tempo nuovo che stravolge visioni cementate nell’illusione delle certezze passate; consapevolezze fresche che fan terra bruciata attorno, passato che si riavvolge e si ripropone sotto mutevoli forme e mille scoordinate percezioni; tentazioni di vita lontana dallo sguardo ma immediata agli occhi della mente, parole che diventano un niente nel contrasto con una realtà che non le dimostra; liberarsi del superfluo, liberarsi del nocivo, liberarsi dello scomodo, liberarsi del finito, liberarsi del materiale; aprirsi alla scoperta, aprirsi all’esperimento, aprirsi all’imprevisto, aprirsi all’esperienza, aprirsi al possibile, aprirsi alla novità. Novità, novità, novità, novità, novità.
La penna è un camaleonte che prende tutti i colori dell’universo e li scarabocchia su foglio e, come accade soltanto nel sogno, partorisce l’infinito.
Nel cesto di frutta ruvide mani affondano tra grappoli d’uva, il mesto sorriso del nonno un pò goffo, odore di buono, odore di mosto, misto al sereno di un nuovo cielo terso.

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