Formica ebbra

9 dic

Voglio il controllo! Voglio essere padrona di tutto ciò che mi appartiene, eppure questa sensazione che mi attanaglia è quella di non riuscire a far progredire ogni aspetto simultaneamente. Se mi concentro su qualcosa, inevitabilmente ne trascuro un’altra. Forse non ci si dovrebbe impegnare troppo o forse bisognerebbe semplicemente dedicarsi a tutto con un modesto ambire ed un costante agire. Quando serve, so essere una formica che previene e mette da parte le scorte per i tempi peggiori. Lo faccio con il tabacco, quando tolgo dieci cartine delle cinquanta della confezione e le metto da parte. Lo faccio con i filtrini, quando ogni volta ne tolgo trenta dalla busta e li sistemo in una scatola. “Me li ritroverò quando sarò senza” penso sempre, quasi compiaciuta del mio prendermi in giro; io, che sono quella che se ne priva in partenza. E’ una presa in giro dai risvolti positivi, oppure è una sciocchezza inutile? Cerco di fare lo stesso con i soldi ma quelli, già miseri, son ben più difficili da gestire. Io, quando me li ritrovo addosso, proprio non so tenerli, come se ne fossi allergica e dovessi subito rigettarli. Dove vanno a finire questi maledetti? Nelle casse dei bar e dei pub, in cambio di piccoli bicchierini d’assenzio, buono e verde, poco più grandi del mio essere formichina. Formichina, formichina, formichina…Formichina ebbra. Non sono fatta per l’ordine, non sono fatta per essere calibrata, non sono fatta per il giusto. Sono fatta per il gusto delle cose buone che tentano, per i miei vizi, per le mie notti artificiali. L’ordine, quello lo sto cercando. Quello che spero? Che possa adattarsi al mio bordello; è chiaro a quale dei due rinuncerei immediatamente, se alla fine si dimostrassero profondamente inconciliabili. Nonostante questo, non c’è nulla di materiale che io desideri. Le cose sono solamente cose, prive di vita, fatte da altri e vuote, se non piene di noi. La carne, quella è meno debole che mai, ne sono quasi nauseata e ne rifuggo; la lussuria s’è chiusa nel suo letargo e non si fa sentire, ma chi mai può dirlo? L’idea del viaggio, quella decolla ogni giorno nella mia testa. Il movimento nello spazio, nel pensiero, nel percepire cose nuove. Il mio attuale giorno ideale è fatto della mia sola ombra, di un maglione bordeaux,  di un fiaschetto d’assenzio, di uno spinello tra le labbra e delle opere complete di Arthur Rimbaud, tra le mani.
Discutibile, certo, ma assolutamente me.

“[...]I tuoi odi, i deliqui, i tuoi fissi torpori,
le tue violenze patite nel passato,
tutto ci rendi, o Notte, ma senza rancori
come eccesso di sangue ogni mese versato.
- Se lo spaventa la donna, portata un istante amore,
appello vivo e cantico d’azione,
vengon la verde Musa e la Giustizia ardente
a straziarlo con la loro angusta ossessione[...]“

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